Avv. Damiana Rusconi

Storia del diritto ovvero... il diritto che ha fatto storia

Il caso Dreyfus
Il Quinto Atto

Il caso Dreyfus


Siamo in Francia, negli ultimi anni del XIX secolo. E' un periodo difficile, tensioni politiche e militari incrinano i già quasi logori rapporti con la Germania. Si diffonde in tutta l'Europa, inoltre, una sotterranea corrente di pensiero antisemita. Questi gli elementi che contribuiscono a creare il dramma.
A fine Settembre del 1894 gli ambienti militari del controspionaggio, diretti dal luogotenente colonnello Sandherr, intercettano una lettera non firmata, il c.d. "bordereau", che "annuncia all'addetto militare tedesco Von Schwartzkoppen l'invio di alcuni documenti militari riguardanti l'artiglieria, le truppe di copertura e una nota sul Madagascar"*.
Cosa più grave, proviene certamente da un appartenente alle stesse forze militari francesi.
I sospetti cadono su un capitano francese di origini ebree, Alfred Dreyfus.
L'inchiesta è rapida e sommaria. Dreyfus viene sottoposto ad una prova di dettato e, quando uno dei tre esperti grafologi Gobert manifesta dubbi sull'appartenenza del bordereau a Dreyfus, il Ministro della Guerra, Generale Mercier, convoca un altro esperto, Bertillon, allora capo del Servizio Antropometrico della Prefettura della Polizia.
"Sulla base della sua perizia, poi giudicata nel 1898 infondata e assurda, Dreyfus viene arrestato"* .
Viene incaricato dell'inchiesta il comandante Du Paty de Clam, che non riesce a scoprire nulla di compromettente sull'accusato.
Dreyfus è ricco, non ha certo bisogno di tradire per denaro e, inoltre, aveva lasciato l'Alsazia, suo luogo di origine, per il suo "odio per i tedeschi"*.
Tutto questo, però, per gli accusatori, non ha importanza.
Il 19 Dicembre del 1894 inizia il processo. Il ministro della Guerra Mercier fa pervenire ai giudici militari un dossier segreto, senza informare nè la difesa nè l'accusato, nei quali si allude all'esistenza di due lettere compromettenti che accuserebbero Dreyfus.
Tanto basta al Tribunale militare.
Il 22 Dicembre 1894, dopo appena 3 giorni, Dreyfus viene condannato all'unanimità alla degradazione e alla deportazione sull'Isola del Diavolo.
Fin qui niente di particolarmente nuovo, solo un caso di errore giudiziario, per quanto grave. Ma i giornali ci hanno abituato a queste notizie.
E' a questo punto che la vicenda si complica.
A Luglio del 1895 viene posto a capo della Section de statistique, al posto di Sandherr, il luogotente colonello Picquart. A marzo del 1896 Picquart intercetta un messaggio dell'addetto militare tedesco Von Schwartzkoppen diretto al maggiore francese Walsing-Esterhazy. Insospettito, Picquart inizia le indagini, che lo portano facilmente a scoprire che il vero traditore e l'autore del bordereau è proprio Esterhazy.
Mette al corrente delle sue scoperte i generali Boisdeffre e Gonse, capo e vice capo dello Stato maggiore.
Ma Esterhazy ha protezioni altolocate, nella persona del Governatore Militare di Parigi Generale Saussier e i tentativi di Picquart di riaprire un'inchiesta che deve restare chiusa non sono graditi.
Il 26 ottobre del 1896 il Ministro della Guerra Billot allontana Picquart, che viene opportunamente mandato in Tunisia.
"Allo Stato Maggiore è ormai risaputa l'innocenza di Dreyfus, tuttavia lo si vuole colpevole. Come indica una lettera del comandante Henry a Picquart, ormai il problema non è più quello di scoprire se Dreyfus sia innocente o colpevole"*.
Non solo, come si scoprirà più tardi, lo stesso colonello Henry fabbrica un falso per avvalorare definitivamente la colpevolezza di Dreyfus.
Picquart, per fortuna di Dreyfus, si confida con un amico avvocato, Leblois, facendogli promettere di mantenere il segreto.
Ma questi non mantiene la promessa fatta.
Non ha le prove materiali di quanto Picquart gli ha detto, perciò si rivolge direttamente al Vice Presidente del Senato Francese Scheurer-Kestner, il quale si convince della necessità di indagare e riesce a procurarsi un parte della corrispondenza di Esterhazy, da mettere a confronto con il bordereau.
A questo punto la situazione diventa paradossale.
La stampa viene informata della novità sulla vicenda e il Le Figaro pubblica una vecchia lettera che Esterhazy aveva inviato ad una sua amante e la mette a confronto con il bordereau. I risultati sono evidenti, è la stessa mano che ha redatto entrambi i documenti.
Ma Esterhazy, forte delle sue amicizie e dell'aiuto che lo stesso Stato Maggiore gli fornisce, nella persona del comandante Henry e del luogotenente colonello Du Paty de Clam, con una arroganza senza precedenti sfida l'opinione pubblica e coloro che si battono per la libertà di Dreyfus e chiede che si apra un processo contro di lui.
Il 10 Gennaio 1898 inizia, dinanzi al Trinunale Militare, il processo a Esterhazy.
Ebbene, l'11 gennaio 1898, dopo appena tre minuti di Camera di Consiglio, Esterhazy viene assolto all'unanimità, mentre Picquart, accusato di falso, viene arrestato e portato nella prigione di Mont Valerien, in attesa del rinvio a giudizio.
Emile Zolà aveva seguito la vicenda sin quasi dall'inizio; aveva conosciuto sia l'avvocato Leblois che il Vice presidente del Senato Scheurer-Kestner e si era convinto della innocenza di Dreyfus. La situazione è gravissima. L'opinione pubblica è spaccata, una parte dei giornali sono decisamente contro Dreyfus e quella che viene chiamata congiura sionista, mentre pochi ancora, tra i quali Zolà, hanno avuto il coraggio di affermare la verità.
Con l'assoluzione di Esterhazy e l'arresto di Picquart tutto sembra perduto.
Scheurer-Kestner non riesce ad ottenere la revisione del processo a Dreyfus. Ma cè un'altra cosa.
Ora Zolà ed gli altri Dreyfussardi si rendono conto che un Tribunale militare non avrà mai il coraggio di tornare sui suoi passi.
Anche una revisione non avrebbe esito diverso dai precedenti.
Ed allora escogitano una soluzione strategica geniale, anche se molto pericolosa. E' necessario che un Tribunale non militare si pronunci sulla vicenda. Si, ma come? Dreyfus, che è un militare, non può essere giudicato se non da un Tribunale militare. E allora?
Qualcuno dovrà sacrificarsi e far scatenare contro di sè un processo, dinanzi ad un tribunale penale ordinario.
Quel qualcuno sarà Zolà.
Il 13 Gennaio del 1898 pubblica sull'Aurore il celebre "J'Accuse": è una durissima arringa contro tutti i colpevoli della ingiusta condanna di Dreyfus.
Zolà, proprio come un pubblico ministero nella sua requisitoria, riassume tutti gli eventi che si sono susseguiti e, una volta dimostrata l'innocenza di Dreyfus, denuncia i misfatti compiuti contro l'innocente.
Accusa pubblicamente di aver scientemente condannato un innocente e aver fatto di tutto per soffocare la verità. Quindi pronuncia i nomi dei colpevoli: Du Paty de Clam, il Generale Mercier, il generale Billot, il generale De Boisdeffre, il generale Gonse, il generale De Pellieux, il comandante Ravary, i tre esperti calligrafi che avevano attribuito il bordereau a Dreyfus, il Ministero della Guerra ed il tribunale Militare che aveva condannato Dreyfus.
Zolà sa perfettamente, e lo dice, che andrà incontro ad un processo per diffamazione, è proprio quello che voleva.
La reazione è immediata e violentissima.
Quello Stesso giorno la Camera del Parlamento Francese decide di procedere contro Zolà e lo stesso fanno il Ministero della Guerra, quello della Giustizia e i tre grafologi chiamati in causa dallo scrittore.
Il processo a Emile Zolà si apre il 7 Febbraio 1898.
Alla decima udienza del processo, il 17 febbraio 1898, il Generale De Pellieux allude alla vicenda del falso documento redatto dal comandante Henry contro Dreyfus.
E' l'inizio della fine per gli accusatori di Dreyfus.
Viene fuori la verità su Esterhazy ed il 31 Agosto 1898, dopo aver confessato la sua colpa, il comandante Henry si suicida. De Pellieux chiede di essere collocato a riposo, Esterhazy decide di lasciare la Francia.
In base a questi e ad altri eventi la moglie di Dreyfus chiede la revisione del processo.
Intanto le cose per Zolà non vanno bene; il 23 febbraio 1898 è stato condannato ad un anno di prigione e a tremila franchi di ammenda.
La sentenza verrà annullata dalla Cassazione per vizi formali e il processo dovrà iniziare di nuovo, ma l'esito è lo stesso.
Zolà viene condannato nuovamente ad un anno di prigione e a tremila franchi di ammenda e perde anche la causa che gli avevano intentato i periti calligrafi.
E' costretto a lasciare la Francia per impedire che la sentenza divenga esecutiva.
E' il 3 Giugno del 1899 quando finalmente viene concessa la revisione del processo ad Alfred Dreyfus.
Il 1° Luglio Dreyfus viene riportato in Francia dall'Isola del Diavolo, dove stava scontando la pena, per assistere al nuovo processo.
Finalmente, il 18 Luglio Esterhazy dichiara su Le Matin di essere l'autore del bordereau.
L'8 Agosto 1899 a Rennes inizia il secondo processo Dreyfus.
Ebbene, incredibilmente, il 9 Settembre 1899 Dreyfus "viene dichiarato colpevole d'intesa con il nemico, con circostanze attenuanti" e condannato a dieci anni di prigione.
Il giorno dopo Zolà, ancora scosso per la violenza del colpo subito dalle speranze dei Dreyfussardi, scrive "il quinto atto " pubblicato dall'Aurore tre giorni dopo l'infame sentenza.
E' una dichiarazione di guerra contro l'ignominia commessa dal Tribunale Militare, che ha osato ancora una volta condannare un innocente. Zolà promette pubblicamente battaglia e dà appuntamento al 23 Novembre di quell'anno a Versailles, quando ricomincerà il suo processo (dato che ha fatto opposizione alle sentenze di condanna).
A questo punto accade l'insperato.
Il 19 Settembree 1899 il Presidente Francese Loubet firma la grazia per Dreyfus.
Non è quello che avrebbero voluto Zolà e gli altri Dreyfussardi: volevano un riscatto per l'innocente e invece questi dovrà sopportare l'onta di due condanne e il fatto di dovere la sua libertà ad un atto di clemenza.
Ma Dreyfus è un uomo libero.
Il 14 Dicembre 1900 viene concessa una amnistia generale per le persone implicate nella vicenda: i veri colpevoli non pagheranno mai.
Infine, 13 luglio 1906, quattro anni dopo la morte di Zolà, Dreyfus ed il colonnello Picquart vengono reintegrati nell'esercito.

NB: * testi citati dalla Postfazione a "J'Accuse - Il caso Dreyfus" allegato a Epoca n.1984 del 10.10.1988
Per il testo integrale in italiano del J'Accuse vedi su wikipedia
Damiana Rusconi
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